Controinformazione Sardegna
ktd1 | 21 Luglio, 2008 16:49
«Carlo è stato un partigiano della pace»: l’ha detto don Andrea Gallo, intervenuto in piazza Alimonda a Genova per ricordare la morte di Carlo Giuliani.
«Carlo può essere considerato un partigiano dei nostri giorni. Gramsci lo scriveva nel 1917 nell’articolo “Democrazia è partecipazione”, dove diceva di odiare l’indifferenza, “vivo perché sono partigiano”. Gramsci non immaginava mai più quale significato avrebbe assunto questo termine per la Resistenza. Carlo è partigiano perché ha scelto da che parte stare. E quindi questo significa essere partigiano. L’unica gravità dell’Italia in questo momento sono gli indifferenti. Quindi Carlo è un partigiano, cioè sceglie la sua parte, e più passano gli anni, più ci si accorge che era la parte giusta, contro la violenza, e sempre, ancora una volta, per difendere e ricostruire, perché ogni tanto, a cicli, la società degli uomini dimentica i concetti della democrazia, delle tradizioni civili e culturali e allora si va verso un terreno melmoso. Quindi, lo ripeto, per me Carlo è “partigiano della pace”, perché sceglie la pace e non la guerra»
ktd1 | 21 Luglio, 2008 13:37
La Sardegna è una nazione priva di qualsiasi forma di reale sovranità politica, economica e culturale e, ancora oggi, il popolo sardo subisce gli effetti destabilizzanti della globalizzazione liberista, che si manifestano sostanzialmente su tre livelli:
1. La deculturazione attraverso la rimozione forzata de sa limba sarda e dell’intero sistema di conoscenze, valori, comportamenti e tradizioni dei sardi, assimilate e diffuse semmai solo sotto la forma del folklore, ad uso e consumo del turista che, in continente e all'estero è attirato dall'idea di un luogo esotico pubblicizzato e commercializzato a puro scopo di lucro. I Sardi invece, soprattutto quelli delle città "civilizzate", guardano con superiorità a ciò che rimane della nostra identità, vista come residuo arcaico di cui vergognarsi perché rozzo ed ignorante. Da sempre lo stato Italiano cerca di fagocitare, omologandola alla cultura "nazionale", la nostra coscienza culturale, fonte di ogni rivendicazione politica. Questo processo ha un impatto ancora più devastante perché tende a svilire e assoggettare a logiche di mercato l’intera identità del nostro popolo.
2. La colonizzazione economica, inevitabilmente legata a quella culturale, ha impedito ogni possibile sviluppo di una economia sarda autonoma per assegnare al capitalismo italiano ed internazionale piena libertà di manovra. La tradizionale economia, in Sardegna di tipo agro-pastorale, è stata sostituita artificialmente con un'economia di sfruttamento che colpisce le risorse territoriali come quelle umane. Negli anni settanta le grandi industrie petrolchimiche sfruttavano i lavoratori sardi per poi abbandonarli alla loro sorte di cassaintegrati con lo scopo dichiarato di "occidentalizzare" una cultura però ancora viva ed autonoma. I proventi della depredazione del nostro territorio vengono indirizzati oltremare o nelle mani della classe compradora, in modo che niente possa essere investito in uno sviluppo sostenibile e legato alle esigenze reali del popolo sardo. Il risultato è un’economia non autosufficiente perché non esiste un piano politico di sviluppo capace di valorizzare le risorse reali che possediamo come la produzione casearia, l’artigianato, le cooperative agricole e in generale di valorizzare il comparto agro-alimentare. Il colonialismo ci continua ad imporre modelli economici incapaci di rendere la nostra economia solida e autonoma dalle scelte altrui. Si realizza così un rapporto di dipendenza, tanto radicato da essere sentito da una parte del popolo sardo come naturale ed inevitabile.
3. L’Occupazione militare, sicuramente la più visibile fra gli agenti coloniali, consiste nella presenza ossessiva e ramificata sul nostro territorio di polizia e di basi militari italiane, americane, NATO e di contingenti di altri stati militari come Israele, che si addestrano e collaudano nuove tecniche di guerra, sperimentando nuove armi, in molti casi mortali per le popolazioni locali. È il caso dell'arcipelago de La Maddalena, concesso dal 1972 (senza neppure ratifica parlamentare!) alla marina militare americana che vi ha instaurato una base per sommergibili atomici. La Maddalena rappresenta simbolicamente lo stato di cose con cui i sardi sono costretti a convivere perché è l’emblema della sottrazione di spazi, risorse, territorio, economia e sovranità di cui siamo vittime. Dopo cinquant’anni di lotte nel 2008 la marina militare americana smobiliterà, ma già lo stato italiano (e la sua appendice della regione Autonoma) hanno in programma una degna alternativa: il G8 e tanto cemento di lusso che cola. Questa è anche la storia del Poligono di Quirra, Capo Frasca e Teulada, dove l'Esercito Italiano e internazionale si addestra con munizioni all'uranio impoverito causando un tasso spropositato di nascite deformi nei bambini e nel bestiame. L'occupazione militare, oltre ai danni alla salute dovuti alle nuove armi, deturpa il paesaggio in maniera irreversibile e chiude ogni possibilità di uno sviluppo sostenibile e autonomo, come dimostra la storia dei pescatori di Teulada a cui viene negato il diritto al lavoro.
È questa la terra che lo stato italiano ha scelto come sede del G8 del 2009. Non è possibile ignorare un simile contesto nella costruzione di una mobilitazione internazionale. Per questo è importante ribadire a scanso di equivoci che il vertice con cui i paesi più sfruttatori del mondo non si svolgerà in Italia, bensì in Sardegna, che subirà così una ulteriore umiliazione coloniale. È prevedibile che i movimenti che contesteranno il G8 denunceranno a gran voce la globalizzazione e il suo portato di sfruttamento e di ingiustizia sociale planetaria. Ne siamo convinti anche noi, ma si tratta di parole che possono rimanere vuote se non gli viene dato un volto, una forma e una realtà concrete. Rappresentanti di Francia, Germania, USA, Canada, Giappone, Russia, Inghilterra verranno ufficialmente a discutere di lotta alla povertà, all'AIDS e della salvaguardia dell'ambiente. In realtà non si deciderà nulla, salvo la ratifica di politiche di guerra e di oppressione stabilite altrove. Si tratta di critiche note che noi appoggiamo pienamente, ma è un altro il contributo specifico che ci interessa sviluppare. Molti di questi stati reprimono con la violenza le lotte di liberazione nazionale all’interno dei loro confini statali. Il Canada il Quebeq, gli Usa le lotte del movimento di liberazione nero e delle nazioni indiane, l’Inghilterra il movimento irlandese, scozzese e gallese, la Francia quello corso, occitano, brettone e basco, l’Italia quello sardo. Vogliamo che le mobilitazioni contro il G8 del 2009 assumano un significato aggiuntivo rispetto alla semplice lotta contro le politiche neoliberiste della globalizzazione. Il nostro è un appello a tutti i movimenti internazionali anti imperialisti e anticapitalisti, a tutti i movimenti che lottano in Europa e nel mondo per avere riconosciuto il diritto all’autodeterminazione e alla sovranità politica, economica e culturale. Per una serie di cause legate anche all'occupazione italiana, i sardi sono uno di quei popoli che sono stati particolarmente soggetti al fenomeno dell'emigrazione. Sono riusciti a mantenere ben saldi i legami con la propria terra e a non perdere il patrimonio culturale di cui erano portatori. A dimostrazione di questo sta la nascita di centinaia di circoli sardi intutto il mondo, dall'America all'Australia, e naturalmente in Italia. È questa Sardigna sparsa, disterrada, di un milione e mezzo di persone che ci ha fatto comprendere l'enorme potenzialità che i sardi emigrati possono avere nella lotta di liberazione nazionale e sociale e pensiamo che questo G8 potrebbe funzionare da catalizzatore per tutti quei sardi emigrati che volessero creare una rete ed opporsi a questa ennesima provocazione. Da qui l'idea di far nascere in alcune città italiane, e in generale ovunque l'emigrazione sarda sia presente, i circoli degli emigrati sardi contro il G8.
Il loro compito sarà duplice: da una parte quello di creare coscienza e collaborazione nella mobilitazione contro il G8, dall'altra quello di far conoscere le motivazioni della nostra lotta all'estero trasformandolo in una cassa di risonanza internazionale della questione sarda. Viviamo nella consapevolezza che in Sardegna il G8 ha luogo ogni giorno e, il lavoro che ci proponiamo di svolgere non è la preparazione di un grande evento mediatico, ma un tassello nella nostra lotta di liberazione nazionale e, più in generale, nella lotta per l'autodeterminazione di tutte le nazioni senza stato.
Il documento è tratto dal forum contraasug8
versione in Limba
Sa Sardigna est una nassione chena peruna froma de sovranidade politica, economica, culturale. Ancora oe sa globalisatzione corfet su populu sardu, mascamente in tres bessos:
1. Sa deculturatzione, cun s’allontanamentu de sa limba sarda e de su connotu, oramai reduidos a fromas de folklore pro ispassiare e intrattennere sos turistas. A issos los cumbinchent a bennere a bidere custa zente istrana, chi faeddat una limba (o faeddu, comente la giamant issos) antiga, a mandigare polcrabu e a si ch’imbolare a modde in su mare nostru, fatende balanzare unu muntone’e inari a sos meres. Sos sardos, imbezes, mascamente cussos de sas “zitades tzivilizadas” si nde faghent sa birgonza de su chi abarrat de s’identitade nostra, trattada che alga’e muntonalzu.
2. Sa colonizatzione economica, ligada a sa culturale, at tancadu sa janna a donzi possibile isvilupu de un’economia sarda “de manu nostra” e at dadu a su capitalismu italiarzu e internatzionale piena libertade de si moere comente lis paret e lis piaghet. Nos ant abatidu s’economia traditzionale de tipu agro-pastorale pro no’che zaccare una de isfrutamentu chi corfet su logu e sas pessonas. In sos annos ’70 sas industrias petrolchimicas isfrutaiant sos tribagliadores sardos e los lassaiant a su destinu issoro de casciaintegratos, cun sa prezisa voluntade de ocidentalisare e bochire una cultura gara bia. Sos balanzos de sas furas in su logu sunt gitos a continente o in sas manos de sa classe compradora, gasi chi nudda potat essere imbestidu in dunu isvilupu sostenibile e ligadu a sas esizentzias de su populu sardu. Su chi nd’essit est un’economia theracca de s’italiana, chi est fatende a bisera totus sas siendas economicas nostras, comente sa produssione de sas caciaras, s’artejanadu, sas cooperativas agricolas e a bi la sighire. Custa situatzione est gasi irraighinada chi, parte de sos sardos l’intendent comente naturale e chi no si potet vittire.
3. S’ocupatzione militare, su pius giaru de sos medios impreados,
ponet in su logu unu muntone’e carabineris, bases militares italianas,
americanas, NATO e partiduras de esercitos de ateros istatos comente
Israele, chi s’adrestant a sa gherra e isperimentant armas noas chi,
tantas boltas, bochint pessonas etotu. Est s’assembru de s’arcipelagu de
La Maddalena, cuntzedidu in su 1972 (chena peruna ratifica de parlamentu)
a sa marina militare americana chi b’at postu una base de sutamarinos
nucleares. La Maddalena representat bene s’istatu de sas cosas chi sos
sardos devent supportare, ca est s’emblema de sa fura’e ispatzios,
resurtzas, inare, chi nos corfet.
Pustis de 50 annos de lota, in su 2008 sa marina militare americana si
nd’at a andare ma, a s’iscutta, s’istatu italianu (e sa theracca sua, sa
regione autonoma) at aprontadu su seberu: su g8 e unu muntone’e zimentu
de lussu chi colat. Sa matessi istoria a Quirra, Teulada e Capo Frasca,
ue s’esercitu italianu e internatzionale s’adrestat cun munissiones a s’uraniu
impoberidu cajonende unu numeru disbarattadu de criaduras e bestiamene
chi naschent isformados. Custu sempre chena irmentigare sos dannos a sa
terra e s’impossibilidade de isvilupare calincuna economia, comente nos
demonstrat s’istoria de sos piscadores de Teulada, chi lis ant cazadu su
diritu a su tribagliu..
Custa est sa terra chi s’istatu italianu at seberadu che domo de su
g8 in su 2009. Bisonzat de connoschere custa situatzione, fraighende una
mobilitatzione internatzionale; est importante de torrare a nos
ammentare chi su g8 no lu sunt fatende in Italia, lo sunt fatende in
Sadigna, e nos cherent dare un atera iscutulada a bucca; no potimus
abarrare mudos ancora. Zertu, sos moimentos ant a cuntestare su g8 e su
cuntennidu de globalisatzione e imperialismu chi gighet, ma, semus
cumbintos chi, custas, potant abarrare paraulas boidas si no lis damus
una cara e una realidade concreta.
Representantes Franzesos, Ghermanos, Americanos, Canadesos, Giaponesos,
Russos, Inglesos ant a bennere ufficialmente a arrejonare de gherra
contra a sa pobertade, a s’AIDS e a sa protetzione de s’ambiente.
Imbezes no si dezidit nudda, petzi si cunfrimmant puliticas de gherras
fatas aterue.
Semus d’acordu cun custas criticas, ma est un ateru su contributu
specificu chi cherimus batire. Medas de custos istatos repriment cun
violentzia sas lotas de liberatzione natzionale chi s’isvilupant in su
logu issoro: Su Canada cun su Quebec, Sos americanos cun sos nieddos e
sos indianos, s’Inghilterra cun sos Irlandesos, Scotzesos e Gallesos, sa
Franza cun sos Corsicanos, Occitanos, Bretones e Bascos, sa Russia cun
sos Cecenos, s’Italia cun sos Sardos. Cherimus chi sas mobilitatziones
contra a su g8 de su 2009 appant unu significu in pius de sas semplitzes
lotas contra a sas politicas neoliberistas de sa globalisassione. Sa
nostra est un’appellascione a totus sos moimentos internassionales
antimperialistas e anticapitalistas, e a totus sos moimentos chi
gherrant in Europa e in su mundu pro li reconnoschere su diritu a s’autodizisione
e sa sovranidade politica, economica, culturale.
Pro una fila’e rejones ligadas a s’occupadura italiana puru, sos sardos
sunt unu de cussos populos corfidos dae su fenomenu de su disterru. Sunt
resessidos a mantennere sas ligaduras cun sa terra issoro e no ant
perdidu sas siendas culturales chi battiant. Lu proat sa naschida, in
totu su mundu, de chentinaja di sotzius sardos, dae s’America a
s’Australia a s’Italia. Est custa Sadigna disterrada, de unu milione e
mesu de pessonas chi nos at fatu cumprendere sas potentzialidades mannas
chi sos sardos disterrados potent aere in sa lota de liberatzione
natzionale e sotziale e pessamus chi custu g8 potat resessire che
chentru de agregassione pro totus cussos sardos chi cherent parare custa
atziada.
Gasi s’idea de faghere naschere in calincuna zitade italiana e perue sos
disterrados sardos sient sos “sotzius de sos disterrados sardos contra a
su g8”. Cussos ant su compitu de battire cuscientzia e collaboratzione
in sa mobilitatzione contra a su g8 e de faghere connoschere sas rejones
de sas lotas nostras a s’estèriu, gasi chi s’intumbu de sa chistione
sarda potat bessire a campu .
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